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il futuro dei libri, i libri del futuro

La gran parte dei titoli a catalogo degli editori è di fatto irreperebile, e lo resterà per sempre perché è ormai antieconomico procedere a ristampe. Ma perché allora gli editori non ne rilasciano una versione digitale, così che possano avere nuova vita? Quali sono i problemi che li ostacolano in questo? Cosa si può fare per superare questi ostacoli?

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Risposte a questa discussione

I motivi sono totalmente dovuti all'ottusità delle persone... in genere.
Immagino che il pensiero ricorrente sia una cosa tipo "Meglio tenerlo da parte non si sa mai che possa tornare utile."
Perché non rilasciano una versione digitale? Penso sia perché non l'hanno disponibile, immagino che molti dei testi più vecchi siano ancora sulle ciano o comunque in formati non digitali.
Cosa si può fare per superare questa empasse? Temo che l'unica possibilità, per ora, siano le iniziative stile Gutemberg e LiberLiber purtroppo basate su volontari.

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Be' in primo luogo credo che la "fatica" sarebbe quella di digitalizzare i vecchi titoli. Ma in effetti di base, trovo che non ci sia la cultura del consumo del digitale.

Il punto sembra essere strategico, per l'editore. Cioé tendono a chiedersi (in presenza di quasi zero costi) "perché farlo?", invece di informare la strategia a un "perché non farlo?" (che in condizione di quasi zero costi ed incertissimi ricavi, è comunque migliore).

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Ne avevamo accennato al camp e mi sembra un'aspettativa assolutamente condivisibile. All'editore si chiede "cosa ti costa?" e lui risponde "cosa ci guadagno?". E così i libri (anche quelli validi, anche quelli recenti) spariscono, il che è paradossale.

Certo, ci sono degli ostacoli che vanno oltre l'esecuzione "materiale" della digitalizzazione. Prima cosa: credo che a ogni autore dispiacerebbe chiudere la porta a eventuali ristampe, magari per altre case editrici (cosa che, talvolta, accade: Guanda ad esempio ha appena ripubblicato 'Il poema dei lunatici' di Cavazzoni, libro già uscito vent'anni fa per Bollati Boringhieri prima e Feltrinelli poi, e ormai introvabile). Perché una volta che si "libera" l'opera, è difficile pensare che la stessa possa intraprendere la strada inversa - cosa che ogni autore spera, credo - e tornare ad essere commercializzata. Alla fine è sempre il vil danaro (e l'autore già ne vede pochissimo, ricordiamolo) a far la differenza.

La premessa necessaria al cambiamento è una legge chiara che tuteli, senza discriminarla, l'opera elettronica in merito di tassazione e diritti d'autore.

Certo è che la vastità di contenuti gratuiti e di qualità potrebbe inoltre contribuire a lanciare i dispositivi di lettura digitale, aprendo la strada a un mercato che di fatto, oggi, ancora non esiste.

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Gli elementi di freno emersi al camp a riguardo e riportati in questa discussione sembrano essenzialmente 2 sintetizzati egregiamente da stark:

1- perche' non farlo? che cosa ci guadagno
2- non chiudere la porta a possibili ristampe

Forse una strada percorribile potrebbe essere quella di un accordo "prenditi tutto" con quegli editori che tengono questi titoli chiusi in un cassetto.

L'accordo potrebbe avere una forma piu' o meno di questo genere:
-Io editore digitale ti pubblico il libro in digitale e ti do una percentuale sul mio sistema di introiti riguardo quello specifico titolo (come avere introiti a riguardo credo sia tema per un'altra discussione)
-tu editore cartaceo ci guadagni due cose: prima di tutto una percentuale sulle vendite che per quanto poche son sempre di piu' di 0€ che ottieni tenendolo nel cassetto e, secondoriamente, ci guadagni che le vendite dei titoli che mi cedi sono monitorati in un mercato.
-Si puo' inoltre stabilire un tetto di copie "vendute" online oltre il quale l'editore cartaceo puo' richiedere all'editore digitale di smetterne la distribuzione online per dar seguito ad una ristampa resa questa volta meno rischiosa grazie al monitoraggio di cui sopra.

Potrebbe sembrare un accordo eccessivamente vantaggioso per l'editore cartaceo, ma si tenga conto della massa enorme di libri che probabilmente continueranno a vendere piccolo quantità e seppur richiesti non vedranno mai o raramente ristampe cartacee.

Non so, è un'idea per bilanciare la logica della massa a quella dell'impresa.

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E' il mio punto interrogativo fisso. Il Fuori Catalogo.
L'ho tirato fuori al BookCamp, nella sezione Distribuzione.
E dopo aver sentito quanti libri escono annualmente: 55mila circa, da un lato mi capacito che non possano essere tutti costantemente in Catalogo, ma che il lettore debba sempre e costatemente continuare ad avere la possibilità di reperire il libro, anche fuori dalla classica biblioteca, è una realtà sulla quale mi sento di dover tentare in ogni modo una via. La via per l'eternità del libro?

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la via per l'eternità del libro è tutte queste cose insieme (voglio dire se ci sono tutte e contemporaneamente):
1. il file digitale (letto con e-ink or sort of)
2. in un formato aperto (odf?)
3. condivisibile da tutti e per tutti (cc)
4. indicizzato da un motore di ricerca, quindi raggiungibile (google or boh...)

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d'accordo su tutto.
aggiungo che il formato .pdf che si è soliti definire "standard di fatto", è diventato da pochissimo uno standard ISO.
questo comporta che sia diventato un formato aperto a tutti gli effetti.
per chi impagina testi su programmi professionali (x-press o in design) distillare un .pdf è la cosa più logica.
tenere presente questo credo che potrebbe facilitare il recupero dei vecchi impaginati, quelli dei testi usciti dal catalogo, in quanto l'unico lavoro da fare sarebbe distillare il file.

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Pare che a lamentarsi dell'ancora scarsa disponibilità di ebook, anche quando i corrispondenti libri di carta sono esauriti, non siano solo gli italiani. Leggete questo blog.

La sua autrice, Helene, fa una proposta, che mi è sembrata lì per lì ingenua, ma che forse strutturata e potenziata con gli strumenti della rete, potrebbe avere una sua forza. Traduco all'impronta:

Il problema è: che cosa possiamo fare per far sì che gli editori capiscono che c'è un grande mercato pronto per gli ebook? Si tratta di un mercato in forte crescita, e basterebbe che lo percepissero rendendosi conto dei libri che sono sempre più disponibili come download illegale. La mia idea è di scrivere una mail all'editore di ogni singolo libro che vorrei avere disponibile come ebook. E mettere in copia anche l'autore. Potrebbe essere una cosa di questo tipo: Gentile Editore,
Da quel che mi risulta il libro "Titolo" di "Autore" non è disponibile in formato ebook. E' per caso prevista una sua prossima pubblicazione in questa forma?
Saluti,
(firma)

Vorrei incoraggiare tutti a fare la stessa cosa. Se gli editori e gli autori cominciassero a veder spuntare messaggi come questo nelle loro mailbox, sono certa che si renderebbero subito conto dell'opportunità.

Ripeto, la cosa può sembrare ingenua, ma organizzandola un po'... per esempio, potremmo creare una pagina con una form a cui chiunque cerca un ebook accede per metterci titolo, autore, firma e indirizzo dell'editore e autore destinatari, e via (o magari anche un tool di ricerca che aiuti a trovare l'editore del libro in questione e magari il suo indirizzo). Ci si può provare?

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la forza di questa idea non sta tanto nel sensibilizzare l'editore, che potrebbe funzionare parlando di grandi numeri, ma nel "risveglio" dell'autore.
però, mentre è facile per l'utente trovare la mail dell'editore, è spesso arduo reperire quella dell'autore...
cmq sì, ci si può provare :)

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Assolutamente concorde.
Anzi, io sarei il primo a farlo.

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Ok, allora adesso si tratta di farlo. Magari metto giù una bozza di specifiche su un thread a parte, chi può mi dia una mano (io ci metto il server per ospitare la cosa).

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Ha già iniziato Google a digitalizzarli (http://books.google.it/) e gli hanno dato addosso a colpi di incartamenti giuridici. E' come nella musica: meglio "oscurare" per sempre un artista e la sua opera piuttosto che regalarla. E' l'ingordigia delle "major". Ma intanto si è sviluppato sul web (già da oltre un decennio) un movimento di scrittori che ha aderito al "nopy", al sistema del "no copyright", a voler sottolineare il fatto che le opere è meglio lasciarle circolare liberamente in quanto sono esse a contare, e non "la moneta". Personalmente prediligo la soluzione della licenza Creative Commons (www.creativecommons.it), ovvero un copyright più flessibile... Riguardo più specificatamente agli "autori ormai introvabili", un mio amico che pubblicò un romanzo per la Mondadori, di cui si vendettero - a quanto ne sa lui - non più di 5000 copie, cercò di piazzarlo in Germania tramite me. Telefonò dunque alla casa editrice, chiedendo cosa si doveva fare per il copyright. La risposta: "Del suo libro può farne quel che vuole". Strano. Probabilmente la replica sarebbe stata ben diversa, se solo l'autore avesse avuto una più grande nomea...

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