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il futuro dei libri, i libri del futuro

Per molti gli ebook e l'editoria digitale potrebbero utilmente guardare a quello che è già successo nel mondo della musica. Ad esempio a proposito di music sharing alla Last.fm (per citare l'esperienza forse di maggior successo).

Quali sono i siti di social networking dedicati ai libri? Quali sono gli aspetti positivi e le carenze? Si può pensare a costruire qualcosa di nuovo?

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Risposte a questa discussione

Anobii e Shelfari per primi, ma sono sempre siti di servizio (che cosa ho letto, mi è piaciuto) e non di condivisione di contenuti.

Se c'è qualcosa che insegna la débacle del mercato musicale è che il business si salva o riducendo drasticamente i prezzi (vedi itunes) o regalando i contenuti e facendo business su altro (vedi last fm, ilike e le webradio).

Il problema principale degli e-book non è il supporto: è che costano come i libri di carta, invece che un decimo. Ricorderei che gli ebook si trovano sulle reti di peer-to-peer proprio come la musica.

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Luca, premesso che io condivido quello che dici, però di fatto non mi pare vero che la musica su iTunes costi un decimo dei CD: il famoso standard di 0,99 a traccia, per un CD di 10 tracce fa 10 dollari, no?

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Tutto sommato pero' sarei abbastanza diffidente nei confronti dei cosi' detti contenuti gratuiti.
Un opera (di qualsiasi natura essa sia) ha bisogno di tempo per essere realizzata a volte molto tempo, e questo mi fa insospettire.
Se un Editore ha altre fonti la cosa mi rende sospettoso perche' queste altre fonti potrebbero condizionare i contenuti che l'editore intende promuovere in quanto non graditi.
In altre parole, il salto culturale non lo deve fare solo l'editore, ma anche il lettore, perche' se uno è disposto a sborsare 19.00€ per un libro cartaceo non puo' essere disposto a spenderne 2 o 3 per uno digitale?

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Antonio Tombolini said:
Luca, premesso che io condivido quello che dici, però di fatto non mi pare vero che la musica su iTunes costi un decimo dei CD: il famoso standard di 0,99 a traccia, per un CD di 10 tracce fa 10 dollari, no?

No, infatti l'acquisto di musica su iTunes resta ancora di gran lunga minoritario rispetto al file sharing, ed è usato quasi solo da over 25 di reddito medioalto e indole legalitaria, cioè con scrupoli di coscienza.

Però qui quello che conta non è tanto la percentuale rispetto al prezzo unitario del supporto originale, ma la percezione del valore del contenuto.

Io posso ritenere che 10$ per un libro di carta e 0.99$ per un mp3 siano prezzi giusti, ma che 5$ o anche 3$ per un ebook siano troppi. Poi magari è irazionale, mi rendo conto, ma le aspettative e i comportamenti del mercato non sono quasi mai razionali :-)

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Io ho anche un sito da sottoporvi che si chiama Deezer: www.deezer.com.
Qui gran parte - non tutta ma una laghissima parte - della musica la puoi ascoltare gratis, senza download e online. Lo conoscete?
Pensate che possa essere un buon modello di sviluppo anche per gli e-book?

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Alberto said:
Tutto sommato pero' sarei abbastanza diffidente nei confronti dei cosi' detti contenuti gratuiti.

beh però in Rete ci nutriamo quasi esclusivamente di contenuti gratuiti. i blog sono contenuti gratuiti, YouTube è fatto da contenuti che nessuno viene pagato per produrre.

in altri casi come quello della stampa tradizionale il costo dei contenuti è pagato da inserzionisti, ovviamente, ma mi pare abbastanza evidente che sempre più l'attenzione in Rete vada verso contenuti amatoriali gratuiti. forse (dico forse perchè non lo so bene) la stessa cosa oggi non vale ancora per la letteratura, ma magari varrà anche per essa in futuro.

poi: sarebbe bello trovare un modo di remunerare anche quelli?
certo, ma è un'altra questione. intanto esistono e vengono prodotti gratuitamente.

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Un altro sito che fa ascoltare musica senza download è http://musicovery.com
Poi c'è per esempio http://skreemr.com, con cui a volte è possibile scaricar musica DRM-free.

La questione, però, per dirla con Lessig è: quale incentivo resta a produrre contenuti (e metto dentro e-book, mp3 p qualsiasi altra cosa) se essi rimangono gratuiti?
Evidentemente si genera disequilibrio, ma le varie formule esistenti dimostrano almeno che la gente desidera consumare tali prodotti, e quindi anche e-book se il processo è semplice da gestire, ovvero se i lettori non vengono considerati "minacce".

Non vedo però come si possa garantire la qualità di contenuti editoriali gratuiti, a meno di non parlare di letteratura autoprodotta o di letteratura crackata...
Se molto spesso quello che io chiamo "digital samizdat" è la risposta a meccanismi di produzione editoriale che dimostrano ormai la loro inadeguatezza all'assetto della Rete, è ugualmente vero che inziative di social networking dedicate ai libri dovrebbero presupporre una produzione cosiddetta "di qualità". In questo caso, la figura dell'editore sarebbe un soggetto collettivo che si dota di regole e valori...e dunque anche di "autorità", innescando un meccanismo di incentivazione anche "morale" per chi scrive e-book.

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aNobii e Shelfari dettano legge.

Personalmente uso e preferisco anobii, la funzione di condivisione è ad alto rendimento sui libri, quasi come per la musica.

Entrambi tengono fuori gli ebook dal discorso.
Onestamente non credo che si possa fare molto meglio, questi network hanno già quasi tutto.
Ovviamente non riguardano la condivisione dei contenuti quanto la condivisione dei gradimenti.

Personalmente ritengo che sia un errore guardare alle dinamiche della musica per il mercato dell'editoria.

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Segnalo iRead, se vi capita ditemi cosa ne pensate (rispetto ai vari anobii ecc...).

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Ciao a tutti. Ho un account su aNobii e uso prevalentemente quello. Tra gli altri social network letterari, il mio preferito è goodreads.com sul quale mi sono iscritta. Di questo mi piace particolarmente lo spazio che è stato dedicato agli autori; insomma, ho apprezzato il fatto che ci siano aree separate ma comunicanti tra lettori e autori.
Non mi piace per niente librarything.com, invece.

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Rispetto ad Anobii, iRead (che comunque mi pare un po' lento e decisamente immaturo) accentua molto la sequenza temporale degli eventi (di primo acchito vedo, nella homepage, una certa somiglianza con Twitter). Rispetto agli altri siti è evidente lo sforzo di rapportarsi con le piattaforme "sociali" -Myspace, Facebook- e favorire la condivisione, ma non so dire con quale efficacia. Se riesco, lo uso un po' e poi vi racconto.

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Vi segnalo www.bookerang.it

E' solo agli inizi, è italiano ed ha un occhio di riguardo per i librai. Sono ben accolti suggerimenti per farlo crescere nella direzione giusta.

Comunque sono d'accordo con chi sostiene che aNobii e Shelfari "dettano legge", almeno per il momento : ). Tra i due anche io preferisco aNobii.
Aggiungo soltanto un dato sul quale riflettere: il 75% del traffico di anobii è generato in Italia? Apparentemente nel modello anobiano c'è qualcosa che ci piace, qualcosa di tipicamente italiano forse, ma cosa?

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