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Giorgio Jannis

Tecnologia dell'e-book scolastico. Progettazione e realizzazione 10 Risposte 

Iniziata da Giorgio Jannis. Ultima risposta di Giorgio Jannis 19 Giu.

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E-book a scuola: la didattica "aumentata" 4 Risposte 

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SchoolBookcamp: linkografia :) 1 Risposta 

Iniziata da Noa. Ultima risposta di cosima mura 3 Giu.

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Giorgio Jannis Commento da Giorgio Jannis su 31 Agosto 2009 a 13:54
Luca DeBiase qui riporta alcuni ragionamenti di Gian Arturo Ferrari (direttore generale divisione libri di Mondadori) sul futuro dell'editoria. Ragionamenti che tengono poco conto della disintermediazione, della cultura digitale, della situazione attuale.
Federica Scarrione Commento da Federica Scarrione su 16 Luglio 2009 a 15:58
Mi piace tantissimo, nell'intervento di Mario Guaraldi, l'idea di una sorta di ADOZIONE INVERSA, per cui il libro nasce dalla scuola e viene accolto dall'editore. Davvero stimolante, anche se terribilmente impegnativo!
Giorgio Jannis Commento da Giorgio Jannis su 16 Luglio 2009 a 14:22
Mario Rotta sta preparando con delle attività online i lavori per un congresso SIe-L (Salerno, settembre). Qui segnala un sondaggio sulla percezione degli e-book in àmbito scolastico, dove emergono significativi punti critici (non dell'e-book, ma di come sono appunto percepiti e della loro utilizzazione nel "flusso" didattico)
http://www.mariorotta.com/knowledge/?p=247
Giorgio Jannis Commento da Giorgio Jannis su 7 Giugno 2009 a 10:30
Tutta la discussione svolta finora qui sui commenti è reperibile dentro il forum ebook a scuola, qui sopra.
Mario Guaraldi Commento da Mario Guaraldi su 6 Giugno 2009 a 10:12
Giorgio, ti mando il testo che riprende il mio primo post e che verrà pubblicato dalla Università CAttolica. Chiunque abbia proposte di correzione-integrazione è invitato a farle e a rimandarmi il testo editato: viva l'open source ! Della tua eccellente sintesi video posso solo dirti che rivedermi "dall'esterno" mia ha fatto impressione: un povero vecchio che parla con le mani e corre dietro i propri aquiloni mentali come un bambino ... Bisognerà che mi decida davvero ad andare in pensione...

UNA VERA PASSIONE EDUCATIVA
E NON UN BUSINESS
FARA’ NASCERE IL NUOVO LIBRO PER LA SCUOLA
Libera cronaca dello School Book Camp di Fosdinovo, a cura di Mario Guaraldi

Bella, bella esperienza davvero questa full-immersione di Fosdinovo nel futuro del libro scolastico (e non): passione, voglia di ascoltare oltre che di parlare, narcisismi ben shakerati con senso di responsabilità, docenti mescolati a editori, redattori e blogger, studenti e laureandi. Dimostrazione vivente che il metodo collaborativo paga, che professionalità e gratuità possono andare a braccetto quando ci sono in ballo valori autentici. Direi che l’obbiettivo concorde di tutti i partecipanti è stato quello di ripensare tutto intero il progetto educativo, senza fermarsi ai suoi “strumenti” didattici più o meno tecnologici; allargando anzi il dibattito al mondo della rete, a quello che è stato definito il contesto, l’ambiente di un libro a venire, ancora nelle doglie del parto.

La dice lunga il fatto che i partecipanti al Camp abbiano tutti spontaneamente rigettato la logica dei singoli gruppi di discussione originariamente proposti, per convogliare in un unico confronto collettivo i problemi, le domande e le proposte che ciascuno di noi si portava appresso. Sapendo in partenza che di “risposte” non ce n’erano e che di pre-confezionato esisteva solo l’ottusa difesa di uno strumento come il libro di testo cui affidare la pretesa anacronistica di trasmettere una conoscenza di tipo onnicomprensivo; o la cinica “constatazione” che la Scuola non era pronta ad abbandonare questa stampella concepita più per la pigrizia di una classe di docenti passivizzati che per una nuova generazione di allievi pasciuti a youtube, chat, telefonini e disvalori televisivi: i cosiddetti nativi digitali.

Bella, grande esperienza di “democrazia”: anche rispetto alle caterve di circolari e disposizioni ministeriali che da subito gettano un’ombra sinistra sulla legittimità stessa della originaria norma fascista che IMPONE l’adozione del libro di testo e lo vincola a “contenuti didattici” stabiliti da un Ministero, come ai tempi del Minculpop, alla faccia dell’autonomia didattica dell’insegnante. Geniale trovata mussoliniana di organizzazione precoce del consenso a cascate successive: degli insegnanti, degli allievi, delle famiglie (che pagano, e come! hanno pagato, carissima, quella geniale imposizione di contenuti prefabbricati…).

Anche questo è emerso, una dolorosa pillola rossa che ha improvvisamente mostrato la verità di una sinistra non solo caduta in questa trappola, ma addirittura cavalcante la difesa d’ufficio di “questa” scuola e di “questo” libro di testo, solo perché include nell’antologia qualche ormai impraticabile sentiero dei nidi di ragno, o perchè la classe insegnante viene accreditata come buon bacino elettorale. Divenendo con ciò stesso fisiologicamente “reazionaria” e “conservativa” e abbandonando alla destra l’unica potenziale Riforma davvero “di sinistra”…

Tutto questo è apparso come una evidenza a tutti i presenti : ma anche al rischio di “buttarla in politica” si è giustamente sottratta un’assemblea scafata e tutta protesa al nocciolo della questione educativa!

Non mi azzarderò qui a tentare di riassumere il molto detto, anche perché basterà quanto già sedimentato in rete nei vari blog setacciati da Noa Carpignano ( http://noa.bibienne.net/2009/05/26/schoolbookcamp-resoconti-e-riflessioni/ ) e persino nella video-sintesi realizzata dal bravissimo Giorgio Jannis ( http://bookcamp.ning.com/group/schoolbookcamp).
Ma qualche pesciolino varrà la pena di raccoglierlo dalla rete, anche solo per ributtarlo immediatamente nel mare della discussione collettiva.


L’irrazionalità produttiva e distributiva attuale

E già stato detto tutto, ma vale la pena di ricordarlo come “premessa” di ogni ulteriore ragionamento: ogni singolo libro adottato carica sul suo prezzo di copertina anche il costo della copia “gratuita” distribuita agli insegnanti, per la sua “valutazione”, attraverso una vera e propria banda di propagandisti che nel passato ( e forse non solo) hanno usato ogni mezzo , lecito e illecito, pur di piazzare i loro prodotti.... Ogni anno la “nuova edizione” si ripresentava identica a sè stessa ma rimescolata nell’ordine per battere il mercato dell’usato, sola autodifesa dei poveri. E di anno in anno il testo si gonfiava, malato di bulimia pseudo-enciclopedica, obeso condensato di nazioni capaci solo di instillare odio per la cultura nei giovani cui era destinato. Una bulimia miseramente denunciata dalle famiglie e dai media solo per il peso con cui gravava gli zainetti dei poveri figli... Il tutto con le dovute eccezioni, sia chiaro, soprattutto per le materie scientifiche.

2. L’autonomia didattica.
Perno di ogni scuola “moderna” e “democratica” , l’autonomia è da noi affermata come principio ma negata dalla realtà delle migliaia (non per modo di dire) di circolari ministeriali che avviluppano e soffocano come tentacoli la libertà di insegnamento. Del dubbio di costituzionalità della norma che rende obbligatoria l’adozione del libro di testo si è già detto. Non abbastanza invece dell’ipotesi che i contenuti digitali proposti dalle sette sorelle editoriali (che si spartiscono con quote quasi identiche il ricchissimo mercato della scolastica) possano essere “adottati”, cioè fatti acquistare dai singoli docenti nel “mix” che questi ritengono più conveniente alla propria scelta didattica. E’ già stato ampiamente dimostrato che un libro “on demand” di questa fatta, stampato in digitale per i 20 alunni di quel docente, non costerebbe pìù del testo normalmente adottato...ma con che differenza sul piano della creatività didattica ! Oggi si deve avere il coraggio di riconoscere che è l’editore il vero “autore” dei testi di maggior successo: costruiti a tavolino, geneticamente modificati, con scientifica capacità di dosaggio di tutti gli ingredienti più “appetibili” per il “mercato” scolastico, esattamente come per i best-sellers... Invece basterebbe pensare alla Casa editrice di scolastica come a una “ Educational Data Bank” proprietaria di contenuti didattici messi a disposizione del corpo insegnante un tot a pagina, come per i diritti delle Antologie. E che bisogno ci sarebbe più di antologie quando il file digitale di un classico costasse un paio di euro, consentendo agli insegnanti di lettere migliaia di percorsi letterari costruiti a misura della specificità di quella classe di “individui” e non di una “massa” di mongoli digitali da indottrinare. Quanti giudizi terrificanti abbiamo sentito in bocca dei nostri figli a proposito delle letture loro imposte in questo modo...

3. Un libro liquido
Da quanto sopra emerge piano piano il profilo di un “nuovo” libro, per così dire liquido, secondo l’immagine suggestiva di Noa Carpignano e di Maurizio Chatel, immerso nel contesto amniotico della rete. Un libro che nasce dalla classe, come esigenza didattica dell’insegnante, si riversa in rete, viene raccolto dall’editore che”lo adotta” (lui sì !), lo edita, lo raffina, lo impagina e finalmente lo rimette in rete in un circolo virtuoso di aggiornamenti e raffinamenti quasi sempre gratuiti, laterali, autonomi rispetto al corpus del testo originario. Il tutto a un costo che copre esclusivamente il lavoro dell’autore (anche collettivo) e dell’editore, equamente suddiviso: non quello del cartaio, del tipografo, del legatore, del propagandista, del libraio e chi più ne ha più ne metta. Sappiamo bene l’obiezione che non val neppure la pena di formulare: sapete quanti mestieri sono scomparsi nell’ultimo decennio ? A dozzine: il lynotipista, lo zincografo, il promotore librario...Il mondo non è caduto per questo...

4. Un libro multiforme
Io personalmente penso invece a un contenuto che si adatta a molte forme possibili, a partire dalla tradizionale cartacea rilanciata dal cosiddetto web-to-print, dalla stampa remota, dai metadati che ne regolano i flussi. Penso a un libro fruibile dal portatile e intelligentemente connesso in rete; penso a un uso-biblioteca degli e-Books Readers, su cui caricare l’intero cursus scolastico o accademico (ci siamo dimenticati dell’Università ? ), a chiavette contenenti tutti i classici (come parzialmente già fa iLiade) . Soprattutto penso alla possibilità che tutti i testi siano almeno bilingui, per superare l’isolamento linguistico e il provincialismo obbligato dell’italiano; che tutti siano accessibili , senza ghetti per i disabili, e magari “parlati” (il relativo successo degli audiolibri dovre dirci qualcosa ); che in tal modo sia possibile l’ascolto comparativo delle pronunce corrette; che tutti abbiamo un dizionario interno dei sinonimi e dei contrari; che tutti abbiano una base musicale richiamabile on-demand (quanti ragazzi studiano con l’i-Pod o con il CD nel computer); che tutti possano lanciare dei brevi filmati dimostrativi, se necessario; e che le foto siano ingrandibili full-screen con zoom fino al 400%; penso a un libro-gioco dove solo quando si è imparata bene una cosa si “salta” al livello successivo, come nei video-giochi; penso a libri di storia che riproducano in 3D le grandi battaglie della storia...Devo mettere un freno a una fantasia angustiata solo dalla mia miseria tecnologica. E’ in grado l’eroico PDF di fare tutto questo, di diventare lo standard per eccellenza? Vedremo, ma poco importa. Per ora importa solo spe-ri-men-ta-te...

Mi piacerebbe molto che tutti assieme, quelli che hanno a cuore il futuro della scuola e dell’editoria, riprendessimo il filo delle proposte “positive” e “creative” bruscamente reciso a Fosdinovo da uno sconsiderato intervento di una Dirigente scolastica che non aveva partecipato ai lavori e che pretendeva di delegittimare l’assemblea a discutere di scuola e di didattica. Come dire: la scuola è “cosa nostra”, a noi il libro va bene così com’è, di che vi impicciate? Ho chiesto scusa pubblicamente a quella Dirigente scolastica per il modo eccessivamente aspro con cui ho reagito alla sua offensiva dichiarazione. Ora voglio pubblicamente ringraziarla per avermi mostrato direi quasi fisicamente il volto vero di quel “pensiero burocratico” ripiegato su sé stesso, dalla didattica fine a sé stessa, de-finalizzata da ogni vera vocazione educativa, che forse ogni insegnante combatte in sé stesso, nelle proprie fibre più intime. Aveva davvero ragione San Paolo...

Mario Guaraldi
Federica Scarrione Commento da Federica Scarrione su 2 Giugno 2009 a 23:55
Ciao a tutti. Ringrazio Alberto Ardizzone che mi ha invitata! L'argomento è interessantissimo.
 

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